L’inzio della Settimana Santa impone un periodo intenso di “memoria” attraverso le azioni liturgiche con le comunità cristiane di appartenenza nonchè in quelle dove, da parroci e ministri, serviamo la Chiesa vivo corpo pasquale del Signore risorto. Credo che nessuno si offenderà se le nostre riflessioni avranno un breve momento di arresto, anche se si scriveranno brevi riflessioni e meditazioni per condividere con chi si sta preparando all’evento dei “testimoni digitali”. Nella settimana santa e nel cuore della vita cristiana con il triduo pasquale il web, almeno da parte mia, sarà solo un restante momento perché ha ragione chi dice che “internet ci fa perdere la memoria e la concentrazione”. A Lui rivolgiamo il nostro sguardo, a Lui offriamo le lodi di ringraziamento, a Lui tutti si protende. In Lui si fa memoria la nostra salvezza.
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La “memoria di Lui”.
sabato, marzo 27th, 2010L’adulterio online. “Và e d’ora in poi non peccare più”.
domenica, marzo 21st, 2010Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più» (Gv. 1,10-11).
Quanti di noi, consapevolmente, abbiamo utilizzato il web per commettere dei peccati? Chi non ha utilizzato i motori di ricerca per visitare siti e portali non consoni alla vocazione a cui siamo stati chiamati? Chi non ha adulterato online? Tradito la fiducia di un amore, di una amicizia?
Chi invece, da “convertiti” non è più ritornato su quei peccati? Mi piacerebbe che qualcuno ci racontasse qualche storia. L’appello di oggi, ultima domenica di quaresima, è per tutti. Gesù e la sua misericordia si trova di fronte al peccato che vuole redimere; si trova anche di fronte ad una persona che vuole salvare. Ognuno di noi ha bisogno di questa inarrestabile misericordia e salvezza. Gesù condanna il peccato e salva il peccatore. Una pagina di vangelo che ci spinge a non ritornare sui vecchi passi e sentieri, sulle vecchie “navigazioni” che hanno offeso gli altri e schiavizzato la nostra libertà di figli di Dio. Ricordo che 10 anni Famiglia Cristiana poneva un quesito: “L’amante è solo su Internet? Anche questo è tradimento”. Anche questo è “adulterio”. Nessuna lapidazione, per carità, come anche nessuna vendetta. Ma annuncio di “perdono e misericordia” nella logica della conversione. In quella discussione in sintesi si disse: Chi dunque naviga con propositi non proprio virginali, non si illuda che immergendoli nel mare magnum di Internet diventino più bianchi: la morale cattolica non fa differenza fra una relazione vera e virtuale e si può quindi parlare di tradimento anche se il rapporto è solo on line. Condivido!
Sobrio ed ebbro nel web.
lunedì, marzo 15th, 2010Nella Bibbia la parola “sobrietà” viene usata in collegamento con l’azione del vegliare (cfr. 1 Tessalonicesi 5,6; 1 Pietro 1,13). Chi non è sobrio può essere rapidamente sedotto dal nemico o da influssi spirituali negativi (cfr. 2 Timoteo 2,26).
Sobrio è colui che vive in modo innocente, che non nuoce a nessuno. E’ colui che è sempre sveglio e vigile. E’ colui che ha uno stile di vita che incarna e vive sempre nei limiti del rispetto altrui, mettendo a disposizione il desiderio della ricerca e la scoperta della vita. E’ “quell’atteggiamento disinteressato, gratuito, estetico che nasce dallo stupore per l’essere e per la bellezza, il quale fa leggere nelle cose visibili il messaggio del Dio invisibile che le ha create” (cfr. Centesimus Annus, 37).
L’ebbro è invece colui che inebriato, esaltato, ubriaco, avvinazzato, agitato, su di giri, fuori le righe, sregolato, fuori controllo, smisurato compie atti che disumanizzano se stesso e coloro che stanno a contatto con lui.
Il web è lo specchio della nostra è una società ebbra di consumi, di piaceri, di cose materiali, è una società dell’abbondanza, dell’apparenza, del narcisismo che i sociologi come anche gli analisti definiscono affluente, edonista, opulenta.
Il web è o specchio degli uomini che scelgono lo stile della sobrietà. Non cadiamo nella trappola della banalità. Stà qui il segreto.
La gioia del figlio.
martedì, marzo 9th, 2010Una coppia di amici mi ha entusiasticamente comunicato la gioia di aspettare un figlio. Me lo ha comunicato in chat perché distanti molte miglia. E spesso in chat mi rendono partecipe della bellezza della vita, che si è anche un po’ “cretini” a non capire che c’è un uomo. Certo noi discutiamo del “nobel da dare a Internet” che “Internet per la BBC è sempre più un diritto universale”. E tutto questo, se da una parte mi entusiasma, dall’altra mi accorgo come i più elementari diritti alla vita, alla famiglia, al cibo e all’acqua vengono sistematicamente negati. E vorrei pensare a questo bambino che già è accolto da un padre e una madre che desiderano avere una loro casa, anche piccola, ma loro. Che possano pensare alla “stabilità” di un lavoro che permetta di vivere dignitosamente, che si possano sposare, magari senza troppa e grande pompa magna, ma gioire di un “si” e progettare gli affetti e non solo le emozioni che sono fine a se stessi. Gli affetti sono partecipazione nella vita e alla vita. Quello che non mi darà mai il web. Ho la percezione che il web non crea “affetti”, ma solo “emozioni comunicate”. Ma è pur sempre vero che il web mi veicola, ma non mi potrà mai dare, in nessun modo, la gioia di poter partecipare a questo evento della vita che ha il diritto di vivere.
La libertà cristiana e quella nel/del web.
lunedì, marzo 1st, 2010Si discute da sempre sulla libertà nel web (o del web?). Ma dovremmo tanto interrogarci cosa significa la libertà e la liberazione per l’uomo e dei popoli. E’ illuminante e utile la lettura del documento “Libertà cristiana e liberazione”, della Congregazione per la dottrina della fede (Enchiridion Vaticanum. Documenti della Santa Sede (1986-1987), X, 196- 344.).
Nel 1986, ecco cosa si diceva sui “pericoli della potenza tecnologica”.
“Pericoli della potenza tecnologica.
La forza liberatrice della conoscenza scientifica si oggettivizza nelle grandi realizzazioni tecnologiche. Chi dispone delle tecnologie possiede il potere sulla terra e sugli uomini. Di qui son nate forme, fino ad ora sconosciute, di disuguaglianza tra i possessori del sapere ed i semplici fruitori della tecnica. Il nuovo potere tecnologico è legato al potere economico e porta alla sua concentrazione. Cosí, all’interno dei popoli come tra i popoli, si sono formati rapporti di dipendenza che, nel corso degli ultimi vent’anni, sono stati occasione per una nuova rivendicazione di liberazione. Come impedire che la potenza tecnologica divenga una potenza oppressiva di gruppi umani o di interi popoli?”
Riporto questa considerazione dopo una accesa discussione avuta con “esperti della rete” che rivendicavano il diritto alla totale e assoluta libertà del e nel web. “Tutto deve e può scorrere nel web”, dicevano. Mentre sottolineavo della “responsabilità” di chi vive da cristiano e la libertà in Cristo, come suo testimone”. Niente di scontato, tutto da richiamare per non perdere la identità cristiana, dei cristiani nel web e nella vita quotidiana. Un grande pericolo e ho timore di coloro che “parlano di Lui” o della troppo ostentata “cittadinanza del web” non facendo riferimento alla “cittadinanza dei cristiani” liberati dall’amore Cristo. Ce lo ha ricordato S. Paolo ai Filippesi:
“Fatevi insieme miei imitatori e guardate quelli che si comportano secondo l’esempio che avete in noi. Perché molti – ve l’ho già detto più volte e ora, con le lacrime agli occhi, ve lo ripeto – si comportano da nemici della croce di Cristo. La loro sorte finale sarà la perdizione, il ventre è il loro dio. Si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi e non pensano che alle cose della terra.
La nostra cittadinanza infatti è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che egli ha di sottomettere a sé tutte le cose.” (Fil 3,17- 4,1). Mi sentivo di ricordarlo a me stesso e a voi.
Introdursi nel bosco “web” non perdendo mai la traccia.
giovedì, febbraio 25th, 2010Non vuole essere, oggi, il resoconto di un convegno, ma la condivisione di come il territorio si stia interrogando sul ruolo dei genitori e dei loro figli davanti ai new media. Preoccupazione da una parte, grandissime opportunità dall’altra. Tutto dipende da chi sta davanti ad una tastiera, davanti ad un monitor. Tutto dipende da chi sono i testimoni e cosa comunicano: proprie verità, o la Verità nel frammento delle nostre.
Il tema era: “Genitori e Bambini davanti ai nuovi media – Salvare i bambini dai pericoli del web”. Questo il tema di un incontro-dibattito promosso ed organizzato dalla presidenza parrocchiale dell’Azione Cattolica della parrocchia Immacolata Concezione – Chiesa Madre di Carlentini (Diocesi di Siracusa).
Il dibattito – svoltosi ieri- mi ha visto relatore (non vi tedio con il mio intervento) e mi ha permesso, tra le altre cose, di presentare il blog “Intrappolati nella rete” e il convegno “Testimoni digitali”. Mi permetto condividere alcune considerazioni, che mi sono appuntato e che ritengo utili per l’approfondimento e la preparazione ad agire bene per il bene nel e del web.
Iniziamo con le dichiarazioni iniziali che il presidente parrocchiale di Azione Cattolica, prof. Alfio Castro, ha rivolto a circa 500 persone presenti:
“Il tema scelto dalla presidenza parrocchiale di Azione Cattolica – ha detto il presidente parrocchiale di Azione Cattolica, prof. Alfio Castro – ha due obiettivi: Il primo che consiste nel ritenere fondamentale la centralità della famiglia nei confronti dell’educazione dei figli, e la grande responsabilità che essa ha nella loro crescita fisica, psichica e socio relazionale. La famiglia è stata definita da Vittorio Bachelet come «Cellula di Pace,[…] non solo perché, destinata com’è a trasmettere e far crescere la vita, è radicalmente contraria allo spirito di Caino che è spirito di morte, ma perché è cellula nella quale si impara che solo nella reciproca dedizione, caratteri, mentalità e generazioni diverse si possono incontrare in una comunità gioiosa che non annulla le diversità ma ne fa contributo all’arricchimento di tutti». Il secondo consiste nel ruolo che la famiglia veste in relazione all’educazione dei figli ai linguaggi dei nuovi media. Molto spesso le famiglie se non sono analfabete il relazione ai linguaggi informatici, sono assenti nel momento in cui i bambini navigano in questo mondo cibernetico”.
“Purtroppo – ha aggiunto Castro - il mondo di internet diventa, parafrasando un opera di Martin Heidegger, un Holzwege (Sentieri interrotti), cioè un “luogo” in cui un sentiero ci introduce nel “bosco” e poi si perde la traccia per uscirne fuori. Quello diventa in momento critico in cui il bambino è in balia di se stesso e facile preda di qualcuno che può fargli del male e che approfitta della poca esperienza del bambino per offenderlo nella natura umana e divina, si divina perché ognuno di noi è “Imago Dei” e i bambini lo sono nel grado sommo della purezza”.
Seguirà nei prossimi giorni (e lo invierò anche alla redazione del portale Testimoni digitali) dell’interessante messaggio che lo stesso presidente nazionale di Azione Cattolica Italiana Franco Miano ha fatto pervenire all’incontro, impossibilitato a partecipare.
La famiglia: microweb della comunicazione.
martedì, febbraio 23rd, 2010Un adolescente mi ha raccontato che parla con suo padre attraverso i socialnetwork, anche quando è a lavoro. Dedica, quando è in ufficio, qualche ora a questo ragazzo, bisognoso di attenzione e di ascolto. In un primo momento mi sono detto: meglio di niente. Meglio qualche ora in chat che a casa? Magari dientro una scrivania, o nel divano, o ai piedi del letto, mentre una croce ti traccia la fronte in segno di benedizione? Mentre ti senti abbracciato e rincuorato nel tuo profondo bisogno di “sopravvivere” a questa profonda solitudine esistenziale? Ritenere fondamentale la centralità della famiglia nei confronti dell’educazione dei figli, e la grande responsabilità che essa ha nella loro crescita fisica, psichica e socio relazionale. Dobbiamo saper definire il ruolo che la famiglia veste in relazione all’educazione dei figli ai linguaggi dei nuovi media. Molto spesso le famiglie se non sono analfabete, in relazione ai linguaggi informatici, sono assenti nel momento in cui i bambini navigano in questo mondo cibernetico. La famiglia, anche se in crisi di identità, subisce anche lei la “precarietà e la mobilità esistenziale”, riveste un ruolo fondamentale ed è il luogo dove si trasmettono i valori, la fede e l’ educazione. Potremmo pensare alla famiglia come un “microweb”, che se disconnesso, non trasmette i dati e interrompe la trasmissione. Se connesso, insieme si vive.
Il silenzio dei monasteri
sabato, febbraio 20th, 2010Non sono inutili, ma una forte testimonianza per tutti: credenti e non: digitali e reali. Le persone cha abbracciano la clausura hanno compreso che il Regno di Dio è un tesoro per il quale vale la pena lasciare e abbandonare tutto ciò che si possiede. Fratelli e sorelle che ci testimoniano silenziosamente (anche online – si scorga e si faccia visita alla loro discreta presenza con un portale dove presentano la loro vita, il loro carisma, la loro vocazione). Ci testimoniano che in mezzo alle vicende convulse e disgreganti della vita, unico sostegno che mai vacilla, roccia della fedeltà e dell’amore è Dio. Solo Lui. Nel mondo reale e in quello digitali, i monasteri di clausura, sono gli “spazi verdi” del mondo globalizzato. Possibili oasi nelle quali l’uomo, navigante sulla rete, può meglio vivere il ristoro, la fatica. Bere un bicchiere di spirito, una preghiera, una canzone, una Parola. Magari insieme celebrare le Lodi e i Vespri. Ho ricordato questi testimoni silenziosi perchè mi è arrivata una email dalle Monache Carmelitane di Carpineto, che vi invito a visitare http://www.monasterocarpineto.it . Grazie delle vostre preghiere e dell’incoraggiamento nella fede. Una bella presenza, da non dimenticare: loro e le altre “oasi” di preghiera, di silenzio e di vocazione nel web.
La sconfitta dei potenti che ingannano attraverso Internet.
venerdì, febbraio 12th, 2010Sollecitato da un incontro con dei preti di Roma, condivido questo pensiero. Da discutere insieme.
Senza “Parola”, senza libertà della parola, senza comunicazione si è destinati a morire; è peggio del carcere, è peggiore dell’amaro destino del non senso, è la sconfitta dei grandi e dei potenti. Una libertà che è responsabilità.
Non esiste, o almeno è faticoso, il self control per Internet (come potranno fare i bambini), esso presuppone una “educazione” a se stessi e al mezzo. La crisi dei maestri è l’inganno che genera solo profitto e non responsabilità nella libertà. Non possiamo “ingannare”. E’ la sfida nel comunicare attraverso il web. Internet nella sua logica interna è “libertà”, ma nella suo utilizzo richiede sempre delle regole chiare per non intrappolarsi. Il virtuale, oggi più di ieri, ha effetti molto reali nella vita dei bambini, e degli adulti.