I “troll” sono in agguato e in azione. Troll – nel linguaggio del web sono coloro che partecipano a forum o social network solo con azioni di disturbo con l’obiettivo di creare zizzania o di mandare a monte discussioni serie o di fatti delicati di cronaca che suscitano indignazione– lo dimostrano le pagine su Facebook che abbiamo denunciato alla Polizia Postale e delle Comunicazioni di Catania e di Milano. In questo caso, non ultimo, è sulla triste e drammatica vicenda di Yara, la 13enne rapita e trovata morto nel bergamasco: Yara zombie, è stata intitolata. Era già successo a Sara Scazzi, ai bambini down, come anche altre pagine che incitavano a “uccidere i bambini”. Leggi: http://www.ecodibergamo.it/stories/Cronaca/387369/
In molti casi i cittadini del web segnalano agli amministratori del rinomato social network, ma in molti casi è necessaria una azione giudiziaria per “rimuovere” le pagine offensive. Cosa che accade puntualmente.
Non è solo una questione di buon senso, ma di “imbecillità intellettuale”, con senza cuore e partecipazione al dolore, al dramma. Un abbassamento del livello di coscienza comune. I troll, esistenze fragili e disorientate, incapaci di vivere la vita reale, vigliacchi nel loro anonimato, superficiali nella loro sottocultura.
Per saperne di più: il Troll in particolare delle comunità virtuali – è un soggetto che interagisce con gli altri utenti tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente senza senso, con l’obiettivo di disturbare la comunicazione e fomentare gli animi.
L’origine più probabile del termine troll è nella frase “trolling for newbies”, che divenne popolare nei primi anni 1990 nel gruppo Usenet alt.folklore.urban: un detto scherzoso fra utenti di lunga data che presentavano domande o argomenti tanto ripetuti e dibattuti che solamente un nuovo utente poteva perder tempo a rispondervi. Altri estesero il significato per includere il comportamento di utenti disinformati; tuttavia i troll erano ancora considerati nell’accezione ironica, più che provocatrice.
Secondo Donath: (vedi Judith Donath, Communities in Cyberspace , Routledge, 1999):Donath fornì una sintetica panoramica dei comportamenti che si basano sulla confusione fra comunità fisica e virtuale:
“Agire come troll è un gioco di false identità, compiuto senza il consenso degli altri partecipanti. Il troll cerca di farsi passare per un legittimo utente che condivide gli stessi interessi e argomenti degli altri; i membri del gruppo, se riconoscono un troll o altri impostori, cercano sia di distinguere i messaggi reali da quelli degli impostori, sia di fare in modo che l’impostore abbandoni il gruppo. Il successo o meno di questi tentativi dipende da quanto sono bravi (sia gli utenti che i troll) ad individuare le rispettive identità; alla fine, il successo o meno di questa strategia dipende da quanto diminuisce il divertimento che il troll ricava da questo gioco a causa del “prezzo” imposto dal gruppo.
D’altro canto i troll possono danneggiare il gruppo in molti modi. Possono interrompere le discussioni, dare cattivi consigli, minare la fiducia reciproca della comunità degli utenti. Inoltre un gruppo di discussione che sia stato oggetto di attacco di un troll può “sensibilizzarsi” e rifiutare di discutere o rispondere a domande oneste ma ingenue, scambiandole per ulteriori messaggi del troll: questo può portare a osteggiare un nuovo venuto, che non sa nulla di tutta la vicenda e si ritrova rabbiosamente “accusato”. Anche se l’accusa è infondata, essere considerati dei troll è molto dannoso per la propria reputazione online.”
Due immediate soluzioni: 1) non rispondere al troll e segnalare alle autorità competenti. Possiamo scherzare, prenderci in giro, ma c’è il rischio che il troll possa veramente arrecare danno alla dignità di una persona, non solo nelle cause virtuali, ma anche con conseguenze reali.
Interessante approfondire il tema consultando : http://it.wikipedia.org/wiki/Troll