E’ un periodo intensissimo di incontri con bambini, ragazzi, giovani e famiglie. Non c’è occasione che non parli del Convegno Testimoni digitali. Una buona occasione per responsabilizzare, formare ed educare. Mi permetto, sempre in punta di piedi, di comunicarvi che stasera sarà trasmessa una mia intervista su Rai 1 (Tv7) ore 23,40 ca.: “Viaggio tra prospettive e le disillusioni di una generazione. E ancora il dolore del Papa per lo scandalo pedofilia …. ” (Avvenire, pag.30 di oggi). Un dramma, un serio problema che non deve mai farci perdere la speranza e la bellezza del sacerdozio. Ognuno ha le sue responsabilità, ma non sia per nessuno (cosa che i media e tanti altri) un attacco alla Chiesa. Un attacco deliberato e pianificato. E’ un tempo anche che ci permette di purificarci, di convertirci, di sperimentare l’amore in questo dolore. Un pensiero e l’accoglienza del dolore delle vittime. Una preghiera per tutti. La vicinanza a Benedetto XVI. La pedofilia è un fenomeno grave, esteso, globale. Una responsabilità di tutti e per tutti.
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TV7 – Rai1 1, stasera. Occasione per testimoniare.
venerdì, marzo 19th, 2010Il Presidente della Camera Fini cita la “Lettera ai bambini digitali”
venerdì, marzo 12th, 2010E’ degna di nota, non per vanto, ma per il prestigioso contesto con relatori di altissimo livello. Il Presidente della Camera Giancarlo Fini, nel suo discorso cita la “Lettera ai bambini digitali”.
Ieri (11 marzo) si è svolto alla Camera dei Deputati il Convegno “Internet è libertà. Perchè dobbiamo difendere la rete” La Camera dei deputati ha ospitato prestigiosi ospiti, tra i quali il prof. Lawrence Lessig, che ha svolto la lectio magistralis dal titolo ‘Il Web e la trasparenza tra ideali e realtà’.
Il presidente Fini, tra le altre cose ha detto: ” Il mezzo che questa generazione usa quotidianamente per rapportarsi con la realtà, ma anche con gli amici, la scuola, lo sport, gli hobby, è internet. Non a caso, è ai giovani che si è rivolto un sacerdote avveduto e fortemente impegnato nel sociale, don Fortunato Di Noto, in una lettera ai cosiddetti ‘nuovi nati digitali’ sottolineando l’importanza della «rete per lo studio e per la didattica, per la solidarietà».
Ha rilanciato anche l’invito a “tutta la comunità internazionale a creare un forte movimento a sostegno dell’assegnazione del premio Nobel per la Pace 2010 a internet, l’accesso al quale deve essere considerato un vero e proprio diritto fondamentale dell’uomo.
Ricordiamo la motivazione della candidatura, che mi sento di condividere in pieno fino a quando Internet non sarà per tutti e non solo di pochi, quando il “digital divide” sarà superato e appianato. Sul Nobel per la pace ne possiamo discutere! A lungo.
Comunque ecco la motivazione: «Abbiamo finalmente capito che internet non è una rete di computer. Ma un intreccio infinito di persone. Uomini e donne, a tutte le latitudini, si connettono tra loro, attraverso la più grande piattaforma di relazione che l’umanità abbia mai avuto. La cultura digitale ha creato le fondamenta per una nuova civiltà. E questa nuova civiltà sta costruendo dialettica, confronto e solidarietà attraverso la comunicazione. Perché da sempre la democrazia germoglia dove c’è accoglienza, ascolto, scambio e condivisione. E da sempre l’incontro con l’altro è l’antidoto più efficace all’odio e al conflitto. Ecco perché internet è strumento di pace. Ecco perché ciascuno di noi in rete può essere un seme di non violenza. Ecco perché la rete merita il prossimo premio Nobel per la Pace: e sarà un Nobel dato a ciascuno di noi».
Per leggere tutto il discorso vi rimando a http://presidente.camera.it/
“Xt ~ smo knsi a Xt”. Cosa dire di Gesù … che (non) aveva Internet.
mercoledì, febbraio 10th, 2010“Gesù aveva Internet? Parlava in chat?”, con questa domanda una bambina, ha esordito dopo aver letto la “Lettera aperta ai bambini digitali”. Potevamo ingannarla, dato che la risposta poteva essere benissimo manipolata facendole immaginare, del resto cosa possibile, l’attualizzazione di Gesù nel contesto odierno. Dicendogli: “Gesù aveva internet e parlava in chat”, ma era una risposta anacronistica, forzata. Ma per il rispetto che dobbiamo ai bambini abbiamo fatto uno sforzo, non indifferente. Alla luce delle conoscenze bibliche, conciliari e pastorali abbiamo cercato di rendere comprensibile (ai bambini) l’analogia tra il mistero dell’Incarnazione e la S. Scrittura. Insieme abbiamo letto da Internet qualche passo del Vangelo dove si parla di Gesù, con particolare riferimento alla visita a Gerusalemme a dodici anni di età, nella quale Gesù si trattenne per tre giorni nel Tempio discutendo con i dottori della Legge. In quest’ultimo episodio, secondo il racconto di Luca, Gesù rivelò per la prima volta i segni di una sapienza non comune e della consapevolezza della sua futura missione. (Lc 2,41-43).
Parliamo noi sempre per analogia e non dobbiamo mai dimenticarlo nell’era digitale, soprattutto quando si parla di Dio che parla all’uomo attraverso il Figlio Gesù.
Infatti il termine Logos (Gv. 1,1) inteso come Figlio di Dio/Parola rivelata, esprime un linguaggio molto limitato del Mistero di Dio. Non possiamo mai esprimere tutto Dio, né conoscere tutto del Figlio, se lo Spirito Santo non “illumina le mente”. Infatti il termine Logos, tradotto, significa “parola, pensiero, progetto”.
Gesù “vero e reale” ha già parlato e operato, è presente sempre in mezzo a noi e noi lo possiamo “vedere” se “ci amiamo l’un l’altro” e la “Parola di Dio” prende corpo nelle parole ispirate della S. Scrittura come nella carne d Gesù (cfr. Dei Verbum 3).
Dio è “presente” (grande Mistero) in Gesù Cristo (chi vede me vede il Padre), e nelle pagine della Scrittura.
Dio parla di sé, attraverso il Figlio nella Scrittura, e per il mistero della “condiscendenza divina” – evidentemente non lo abbiamo detto così ai bambini -(synkatabasis – termine usato dai padri della Chiesa per esprimere il Mistero della discesa di Dio nella storia che trova il suo compimento con la discesa del Logos nella carne di Gesù – cf. Gv. 3,13) si limita a parlare nella condizione storico, contingente, ne assume il linguaggio, la cultura, la lingua e dentro questi “limiti” esprime se stesso, la sua Parola eterna. Possiamo dire che Dio accetta ce “progressivamente” accetta che la sua rivelazione si manifesti nel Web, il cui compimento è la storia di Gesù di Nazareth.
Parliamo noi sempre per analogia e non dobbiamo mai dimenticarlo nell’era digitale. Infatti il termine Logos (Gv. 1,1) intesa come Figlio di Dio/Parola rivelata) esprime un linguaggio molto limitato del Mistero di Dio. Non possiamo mai esprimere tutto Dio, né conoscere tutto del Figlio, se lo Spirito Santo non “illumina le mente”. Infatti il termine Logos, tradotto, significa “parola, pensiero, progetto”. Ecco che allora possiamo anche noi stupirci del fatto che Dio parla e si comunica a noi “progressivamente” attraverso l’annuncio nel web.
I bambini lo hanno capito e mi hanno mandato un sms dal contenuto enigmatico: “Xt ~ smo knsi a Xt”. Ho telefonato, sorpreso e mi hanno detto che significava: “Cristo naviga e noi siamo connessi a Cristo”. Hanno capito tanto.
Il coraggio di parlare … dal web.
sabato, febbraio 6th, 2010Stamattina ho ricevuto una serie di email in merito alla “Lettera aperta ai bambini digitali”. Inaspettata anche l’accoglienza e la diffusione Basta digitare sul motore di ricerca google, il titolo della lettera, una serie di links la pubblicizzano : www.romasette.it della Diocesi di Roma, l’Agenzia SIR www.agensir.it, la Diocesi di Noto www.diocesinoto.it ed altri ancora .
L’urgenza educativa e della “disattenzione genitoriale e degli educatori” per questo pervasivo, invasivo e bellissimo mondo digitale è una preoccupazione, ma è anche il tentativo di non rimanere a guardare dalla “finestra” (window), ma entrare dalla porta (door) principale e appropriarsi della cybespazio, con la propria identità e con i propri valori culturali, religiosi e cristiani. Non avere paura di essere quello che si è. Non avere timore di “predicare il Vangelo dai tetti” oggi diremmo dal web.
La “Lettera ai bambini”, che con sommessa umiltà vi chiedo di diffondere, ha sollecitato il Rettore del Seminario dei minori di Potenza, don Mauro Gallo, a diffonderla tra i conoscenti e amici; mi scrive: “Ho letto la Lettera e per i contatti che ho cercherò di darne diffusione, in particolare tra gli educatori di ACR essendo un assistente. Ma è anche vero: non ci sono molti docenti o molte scuole per aiutare gli educatori e i ragazzi stessi a stare bene nella rete.” Un papà, Antonio, da Messina, aggiunge: “essendo un addetto ai lavori all’Università, la lettera testimonia un impegno e un carisma, la ringrazio a nome di mia figlia”.
Dobbiamo avere il coraggio di parlare.
Giovanni Paolo II, nel 2001, (“Predicatelo dai tetti”: il Vangelo nell’Era della Comunicazione Globale”, ribadiva e sottolineava, come ha fatto Benedetto XVI, della vitale e vivificante presenza della Chiesa nei mezzi di comunicazione. “La presenza della Chiesa nei mezzi di comunicazione sociale è un aspetto importante dell’inculturazione del Vangelo richiesta dalla nuova evangelizzazione alla quale lo Spirito Santo esorta la Chiesa nel mondo.
Una esortazione ancora vive e attuale. Che incide nel “corazza della vacuità” che è presente spesso nel web e nello stesso uomo, ingannato dal “relativismo etico”. E i testimoni digitali, i comunicatori del vangelo, devono tenere conto, con responsabilità, di avere un compito e un dovere vincolante «un compito profetico, una vocazione: parlare contro i falsi dei e idoli di oggi, il materialismo, l’edonismo, il consumismo, il gretto nazionalismo…» (Etica nella comunicazione, n. 31).
“Soprattutto hanno il dovere e il privilegio- continua il messaggio del Papa – di dichiarare la verità, la verità gloriosa sulla vita e sul destino dell’uomo rivelati nel Verbo incarnato. Che i cattolici impegnati nel mondo delle comunicazioni sociali predichino la verità di Gesù ancor più gioiosamente e coraggiosamente dai tetti cosicché tutti gli uomini e tutte le donne possano conoscere l’amore che il centro della comunicazione che Dio fa di se stesso in Gesù Cristo, lo stesso ieri, oggi e sempre (cfr Eb 13, 8).”