Ho il piacere di rimandarvi al Giornalino (n. 18) che riporta questa intervista http://www.sanpaolo.org/gio/1018gi/1018gi18.html
Si continua con la testimonianza.
Buona lettura.
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CARI BAMBINI DIGITALI
giovedì, aprile 29th, 2010Marco a Meter : con voi sono tornato a vivere la storia
mercoledì, aprile 28th, 2010Attraverso il web la prossimità, l’aiuto e l’accoglienza con responsabilità etica e autentica. Eccovi una “testimonianza”.
Il branco di ragazzini che lo circonda, la violenza di gruppo come sfregio, e lui, Marco, il più fragile della compagnia, che alla fine soccombe. Quando il branco se ne va, lui resta solo con la sua vergogna e la voglia di scomparire, invece gli tocca vivere e tornare a casa e a scuola e fare finta di niente. Anche se niente sarà più come prima…
Era ancora minorenne, Marco, quando tutto questo accadeva ai margini di una grande città del Nord e per tre anni il segreto è rimasto chiuso nel suo silenzio ostinato, nella disperazione dei ricordi che ogni notte tornavano a tormentarlo. A chi raccontare, infatti? Chi potrebbe capire? E so- prattutto chi saprebbe ascoltare senza giudicare lui, la vittima, come fosse colpevole? Non restava che tacere. Lo stesso silenzio che lo scorso novembre a Viterbo ha ucciso Evelyn, 19 anni, anche lei violentata tre anni prima quando era minorenne, anche lei incapace di raccontare se non alle pagine del suo diario, oggi fatto arrivare da mano ignota ai suoi genitori.
Marco non teneva un diario, il suo dolore lo ha scritto via e-mail un anno fa chiedendo aiuto a Meter , l’associazione fondata in Sicilia da don Fortunato Di Noto, da vent’anni in trincea contro la pedofilia e ogni forma di abuso contro i minori. «Se quello che dite di voi è vero dovete aiutare anche me», ha scritto quel giorno. Oggi, uscito dal gorgo grazie ai volontari di Meter , in occasione della XIV Giornata per i bambini vittime della violenza racconta la sua testimonianza, di nuovo con una email rivolta al sacerdote che l’ha salvato: «Le scrivo per porgerle i miei più sentiti ringraziamenti. Mi chiamo Marco, vi ho contattato tempo fa a causa di una grave esperienza di stupro da me subìto per una sorta di bullismo. Un’esperienza che mi obbligava non solo a rimanere nell’anonimato, ma che mi privò della dignità, della forza di amare la vita, della voglia di lottare…». «Fu un episodio davvero pesantissimo – ricorda don Di Noto –, un abuso subìto da minorenni come lui. Solo dopo anni di sofferenze il ragazzo si è rivolto a noi via Internet e ci ha raccontato tutto. Nonostante tra me e lui ci fosse la distanza dell’intera penisola, continuammo a tenerci in contatto, lui si apriva sempre di più, io lo sostenevo spiritualmente, cercavo di restituirgli quella fiducia in se stesso che aveva smarrito. I miei volontari al Nord facevano il resto, seguendolo da vicino». «Non ero convinto – continua Marco – perché credevo che non avrei più avuto speranze, ma continuavo a tenermi in contatto con Meter ascoltando i consigli e tenendo a mente che non ero solo. Infine ce l’ho fatta». E sempre dal Web ora aiuta gli altri: «Mi sto creando siti Internet, forum, blog, sto costruendo una attività mia personale, riesco a interagire e relazionarmi con le persone senza paura e riesco persino a non incolpare nostro Signore di colpe che non ha e vedere quali meravigliose vie di uscita mi sta dando». Una morte interiore lo stava uccidendo, un percorso di rinascita era quello che i sacerdoti e i volontari di Meter gli indicavano e oggi Marco desidera suggellarlo alla fonte del Battesimo: «Sto decidendo di battezzarmi come cristiano cattolico per testimoniare che voglio stare vicino a Dio – confida a don Di Noto –. È un passo che devo fare dentro di me, una mia personale conferma. Tutto questo è stato possibile solo perché sono stato ascoltato. Lei mi ha sentito a terra, deluso e frustrato: ora mi sente gioioso, felice e pieno d’amore per Dio perché mi è stata donata una seconda opportunità…». Sono tante le storie che i nostri sacerdoti potrebbero raccontare, vicende di ragazzini, ma anche di donne, che dopo la violenza hanno trovato nella Chiesa una comunità accogliente, luogo di rifugio e insieme di testimonianza. «Ma questa è emblematica – spiega Di Noto – perché dimostra come il mondo della comunicazione digitale possa costituire una nuova forma di carità, che ovviamente passa attraverso le persone fisiche, ma che nel Web trova un veicolo senza pari. Dopo un abuso si può guarire, l’importante è non tacere ».
Vittima di una violenza per anni ha taciuto. Poi l’incontro online con don Di Noto e l’uscita dal tunnel. «Sto decidendo di farmi battezzare come cattolico per testimoniare la mia vicinanza a Dio» (Lucia Bellaspiga, Avvenire 28 aprile 2010, pag. 25)
TD: Prime considerazioni.
venerdì, aprile 23rd, 2010Solo delle immediate e non elaborate impressioni. Mons. Crociata, nel saluto, ci ha dato le ragioni della presenza cristiana nel web. Non occupare ma esserci con la specifica identità e utilizzare il mondo digitale per sviluppare nel territorio un flusso di informazioni che raggiunga tutti. La tanto attesa presenza di Negroponte è stata disattesa. Un breve messaggio telefonico, la “sua” costante promozione “commerciale” del PC per i bambini del Terzo Mondo. Tutto qui. Previsione prevedibile il suo “magistrale discorso” per chi è nel mondo del web da sempre. Sinteticità delle relazioni “accademiche” non permettono l’approfondimento e il flusso delle informazioni a un uditore che a vista d’occhio non credo sia molto avvezzo al linguaggio digitale e informatico. Dovremmo poi veramente discutere se l’informazione è libera, non condizionata, frammentata, non approfondita. Bisognerà fare “dopo” una sintesi applicativa e pragmatica che permetta la continuità della presenza di TD nel web e nel territorio reale. La Cappella Sistina è l’apoteosi della comunicazione della verità di fede, della nostra fede che annuncia il “giudizio finale” su tutto: nella “Croce”, nel segno supremo dell’amore di Dio, c’è la ragione anche del mondo digitale. Che non è il mondo dell’uomo, ma è il mezzo dove abita Dio con l’uomo.
TD: Siamo arrivati a Roma.
giovedì, aprile 22nd, 2010Sono arrivato con i miei di Meter (tutti i membri del Direttivo) a Roma e tra pochi minuti ci spostiamo alla sede centrale del Convegno.
Ieri ho ricevuto una straordinaria testimonianza di un giovane abusato dai compagni collegata ad una storia di pesante bullismo. Lo abbiamo ascoltato e accolto e siccome sapeva che venivamo a “testimoni digitali” mi comunicava di dire che “lo ha salvato il web perchè persone lo hanno ascoltato e creduto”. Ha iniziato anche il percorso per essere battezzato da adulto. Ne parleremo. Non dimentichiamolo mai: il web ha incidenza nella vita reale e viceversa. Se vi abitano “testimoni credibili” si opera per l’annuncio e la missione della carità. Ci sentiremo al ritorno della sessiaone.
La Divina Misericordia per i naviganti nel web.
sabato, aprile 10th, 2010Quanti di noi abbiamo compiuto peccati detestabili attraverso il web? Chi di noi non ha compiuto azioni che hanno offeso Dio, il prossimo e se stessi ? Anche per i “naviganti del web” la Divina “Misericordia Divina sa perdonare anche i peccati più gravi, ma nel farlo muove i fedeli a concepire un dolore soprannaturale, non meramente psicologico, dei propri peccati, così che, sempre con l’aiuto della grazia divina, formulino un fermo proposito di non peccare più.” Così recita il Decreto della Penitenzieria Apostolica che vi consiglio di leggere il Decreto (29 Giugno 2002) Italian . Naviganti del web celebriamo anche noi l’Amore di Dio che “non conosce limiti” neanche nel mondo digitale. Anzi proprio nel mondo globale si diffonde affinchè “dallo stesso Dio onnipotente sono rimessi i peccati e difetti morali e i colpevoli sono paternamente riammessi alla sua amicizia, che meritatamente avevano perduta”. Ci si può veramente perdere nel web e colpevolmente vivere da interrotti e da peccatori. Confessare la miseria per ricevere il perdono. Chissà quante miserie vissute e quanto Amore rricevuto.
Attenti all’informazione trappola.
sabato, aprile 10th, 2010 Attenti! Chi è nel mondo della informazione non deve cadere nella trappola e far inciampare chi informa. La grave, complessa e profonda vicenda delle accuse di pedofilia ormai da più di un mese, con prepotenza, investe la vita della Chiesa: Papa, Vescovi, sacerdoti, religiosi e i fedeli.
Ci stiamo tutti confrontando con il reale rapporto che passa tra la Chiesa e il mondo della informazione. Un confronto spesso non alla pari. E’ encomiabile come i nostri mezzi di informazione “cattolici” ogni giorno operano una “informazione” nella verità e senza omissioni. I titoli ad effetto e il contenuto strumentale di moltissimi organi di informazione non stanno rendendo giustizia e verità al triste e drammatico fenomeno che senza remore condanniamo apertamete e pubblicamente. La pedofilia è un fenomeno globale, reale e “digitale”: è un vero e proprio crimine contro l’infanzia. In questo clima sembra che la Chiesa (la comunità dei credenti e dei testimoni di Gesù Cristo) sia diventata ormai una “industria e multinazionale di pedofilia”. Sappiamo tutti che non è così e non possiamo cadere in questo tranello mediatico. E’ vero i casi di abuso e le omissioni sono stati – e speriamo non lo siano più – una ferita profonda che lacera e produce profonde ferite; la stessa comunità ne soffre – si sente tradita – e non possiamo – in primis - dimenticare le vittime che più di tutte si sono sentite abbandonate e tradite. In tutto questo dolore e dramma l’informazione deve sempre raccontare ed esporre i fatti nella verità e con onestà. Ma non deve mai diventare manipolatrice della verità, offrirebbe un cattivo servizio alle vittime e a chi è impegnato a fare chiarezza e a portare per tutti la vergogna di questo scandalo. La notizia non è solo nel raccontare l’eccesso, la stravaganza, la morbosità e con calunnia discreditare l’opera buona e l’impegno di tanti contro le brutture e violenze dei pochi. Quei pochi da condannare e chiedere di assumersi le responsabilità. La vita quotidiana è ben diversa dalla news e dalle semplici riflessioni veicolate con un video e articolo anche attraverso il web. Il ruolo dei testimoni – non solo nel digitale – è urgente. E tutti già ne siamo consapevoli.
Non omologhiamo la testimonianza del Risorto
venerdì, aprile 2nd, 2010In questo luminoso Tempo di Pasqua tutti noi “amati da Dio e redenti dal Figlio” non possiamo non dare “ragione” e mostrare la nostra fede (1Pt 3,15). La testimonianza è veramente l’unica via, privilegiata manifestazione della via della salvezza.
Una testimonianza che intende essere coerente, forte, efficace, trasparente, fragile e «umile e appassionata, radicata in una spiritualità profonda e culturalmente attrezzata, specchio dell’unità inscindibile tra una fede amica dell’intelligenza e un amore che si fa servizio generoso e gratuito» (CEI, “Rigenerati per una speranza viva” (1Pt 1,3): testimoni del “grande sì” di Dio all’uomo, 11).
Il compimento di tutto il mistero pasquale e l’inizio dell’avventura tra gli uomini della Chiesa è “di me sarete Testimoni (At 1,8)”. Una Chiesa Testimone presente come segno del Signore risorto. Una Chiesa che non indietreggia mai, ma che cammina sempre e che attraverso i “toccati da Dio” nelle vicende umane tra le gioie e le sofferenze, noi “redenti in Lui” sono visibili e riconoscibili con un impegno colmo e pieno per la verità che è Gesù Cristo. La vita cristiana non può essere relegata al “solo privato” essa è “pubblica”. Tutto deve essere testimoniato “guardando, alzando lo sguardo a Lui”. Tutti Lo vedranno. Tutti devono vederci come Lui ci ha resi bellezza nonostante il peccato che ci ha disumanizzato e ci lega alla morte. Testimoni di comunità. Anche nel web.
L’abbiamo più volte detto e sottolineato: nel Nuovo testamento per “testimone” il termine usato è martys (colui che arriverà a sacrificare la propria esistenza a motivo dell’annuncio di Cristo”. I martiri venivano “sacrificati”, “uccisi” nelle arene, nei circhi, nelle piazze “pubblicamente”. Ho l’impressione che il nuovo villaggio globale del web stia omologando la nostra testimonianza di redenti. Nell’immagine dei “soldati che dormono davanti al sepolcro” forse ci siamo anche noi. Non speriemtando così la “risurrezione” e l’invio del Risorto: andate e annunciate. Vi aspetto in Galilea. E’ un rischio! Dimenticare il Risorto. Gesù afferma (cfr. Gv 15,13), che non è possibile dare la vita per un’idea o per un sistema, ma soltanto per una persona. Forse stiamo molto dando per “l’idea del web” (con annessi e connessi interessi). Già, dico solo “forse”. La Pasqua ci apre alla testimonianza.
RISORTI NEL RISORTO.
Mi hai incontrato
nel buio della vita.
Nella Tua luce
mi immergo per vivere.
Nel Tuo essere qui
esulta il mio andare
verso il dono
della vita eterna.
Ho vissuto la Tua conquista.
Cammino verso pascoli rigolgiosi di vita.
Nella Vita io vivo.
Avola, 28 marzo 2010
Il silenzio dei monasteri
sabato, febbraio 20th, 2010Non sono inutili, ma una forte testimonianza per tutti: credenti e non: digitali e reali. Le persone cha abbracciano la clausura hanno compreso che il Regno di Dio è un tesoro per il quale vale la pena lasciare e abbandonare tutto ciò che si possiede. Fratelli e sorelle che ci testimoniano silenziosamente (anche online – si scorga e si faccia visita alla loro discreta presenza con un portale dove presentano la loro vita, il loro carisma, la loro vocazione). Ci testimoniano che in mezzo alle vicende convulse e disgreganti della vita, unico sostegno che mai vacilla, roccia della fedeltà e dell’amore è Dio. Solo Lui. Nel mondo reale e in quello digitali, i monasteri di clausura, sono gli “spazi verdi” del mondo globalizzato. Possibili oasi nelle quali l’uomo, navigante sulla rete, può meglio vivere il ristoro, la fatica. Bere un bicchiere di spirito, una preghiera, una canzone, una Parola. Magari insieme celebrare le Lodi e i Vespri. Ho ricordato questi testimoni silenziosi perchè mi è arrivata una email dalle Monache Carmelitane di Carpineto, che vi invito a visitare http://www.monasterocarpineto.it . Grazie delle vostre preghiere e dell’incoraggiamento nella fede. Una bella presenza, da non dimenticare: loro e le altre “oasi” di preghiera, di silenzio e di vocazione nel web.