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Rubare o mentire non può essere giustificato come una debolezza umana. Anche nel web.

giovedì, febbraio 18th, 2010

Rubare o mentire non può essere giustificato come una debolezza umana. Le parole “a braccio” del Papa rivolte al clero romano possono essere oggetto di riflessione per noi “navigatori online” e testimoni della Verità.
«Non si dica più – ha affermato il Papa – ha mentito, è umano; ha rubato, è umano». «Questo – ha aggiunto – non è il vero essere umani. Essere umani vuol dire esseri generosi, volere la giustizia, la prudenza, la saggezza essere a immagine di Dio», perchè «il peccato non è mai solidarietà è sempre assenza di solidarietà».

Tutti coloro che navigano sono vulnerabili. Trasgredire i comandamenti come “non rubare, non dire falsa testimonianza, non desiderare la donna altrui, non commettere atti impuri” è di tutti. Il web amplifica il peccato e il reato. Non dimentichiamo che i “cattivi” sono molto organizzati e sofisticati e le loro azioni possono essere devastanti e pericolose. Possiamo subirne le conseguenze, ma possiamo essere anche noi con deliberata coscienza a operare male nel male. Con conseguenze devastanti. Non vi tedio nel parlare della “struttura di peccato”, né tantomeno che il “peccato di uno ricade su tutti”, immaginate nel web.
E’ accertato che ogni giorno centinaia di migliaia di computer vengono infettati da virus o attaccati per molteplici motivi. Utenti che perdono per sempre dati a causa di infiltrazioni nel PC o del crash dell’hard disk. Un mercato nero di “ladri” dove possono vendere e acquistare informazioni personali o programmi per attaccare sistemi informatici.

Ci vuole sempre vigilanza! Nell’ospitare ad esempio sul sito della diocesi, della parrocchia, della associazione un messaggio falso attraverso il quale appropriarsi dei dati sensibili di un navigatore (il cosiddetto ‘phishing’) costa circa 10 dollari, mentre per aggiudicarsi gli strumenti informatici per penetrare nel database di una banca si sale fino a 3mila dollari.

Le carte di credito sono i maggiori beni scambiati nel suk (mercato) dei “truffatori virtuali”. Le informazioni che possono entrare in possesso di malintenzionati non riguardano solo il numero della carta o la data di scadenza, ma anche i dati personali del proprietario, il codice di sicurezza e il Pin. Informazioni che possono fruttare fino a 30 euro per carta a chi riesce a carpirle al malcapitato internauta. Le transazioni illecite, ci sono i dati dei depositi bancari che, se il titolare del conto e’ particolarmente facoltoso, possono essere venduti anche per mille dollari.
Un tempo il movente era “sfidare la rete”, oggi è “rubare e fare soldi facili”. I dati delle loro carte di credito vengono utilizzati per effettuare acquisti online per poi rivendere sul mercato nero quanto acquistato, prima che le malcapitate vittime si rendano conto degli improvvisi buchi nel loro estratto conto.

Gli strumenti a disposizione dei meno malintenzionati e  più “criminali” della rete sono molteplici e sempre più raffinati. Chi di voi non riceve al mese centinai di e-mail false che promettono vincite e donazioni di “donne generose e altruiste, che hanno conosciuto il Signore”. Lo spam nel 90% delle e-mail inviate in tutto il mondo e’ fraudolenta. Le missive ingannevoli crescono con percentuali al mese vertiginose e possono prendere le forme più diverse, da un finto messaggio dalla propria banca o della posta che invita a inserire gli estremi del proprio conto per una verifica fino alla richiesta di fondi di un’inesistente associazione benefica (laica e cristiana). Un’attività redditizia.
Il porno e le scommesse online sono i cavalli di Troia (troian) più diffusi. Scaricando un filmato a luci rosse si rischia di scaricare anche uno scippatore virtuale. E questo accade a tutti, anche se, dobbiamo dirlo, un cristiano che ci va a fare nei siti porno?
Pericolosi, invasivi e pervasivi sono anche alcuni utenti sui socilanetwork come Myspace e Facebook. Un raggiro molto comune consiste nel creare un falso profilo che installa uno spyware nel computer di chi lo aggiunge tra i suoi contatti per poi chiedere 30 dollari per rimuoverlo. Ricatto e truffa. E il crimine online può infine colpire chi e’ tra i più indifesi anche nel mondo reale.
Migliaia di minori ha ricevuto approcci e adescamenti (groming) di carattere sessuale sul web. E, a differenza di chi si fa ripulire il conto in banca dopo un incauto shopping virtuale, per chi cade nella rete dei cyberpedofili nessun risarcimento sarà possibile.

Non parliamo della “calunnia online” dello stalking virtuale, del cyber bullismo.

Rubare o mentire non può essere giustificato come una debolezza umana. Ha ragione il papa non solo per i preti, ma per tutti.

La vigilanza di tutti per il “web oscuro”.

domenica, febbraio 14th, 2010

Lo conosco molto bene, il lato oascuro del web,  e con Meter www.associazionemeter.org lo contrastiamo e lo segnaliamo con efficacia e con  impegno educativo e responsabile promuovendo l’uso consapevole di Internet.  I genitori e gli educatori, non devono “paralizzarsi”, sono chiamati a responsabilizzarsi. Nonostante la diffusione del web e l’utilizzo di massa,  in molti casi regna l’ignoranza da parte di molti, in riferimento alla potenzialità dello stesso web e alla non conoscenza delle “regole” (che esistono) per la tutela dei “cittadini online”. Sono vari i “codici” che stabiliscono regole di responsabilità, auto-regolamentazioni, percorsi informativi e formativi (per esempio: il Codice di Autoregolamentazione Internet@Minori). Per non dimenticare le varie leggi che contrastano il turpe e triste fenomeno della pedofilia online e dello sfruttamento dei minori (Leggi n. 269/1998 e 36/2006) e il cybercrime (il crimine attraverso il web) o altri reati. La società civile reagisce, è più consapevole ed è più vigile. Possiamo difenderci pur essendo consapevoli che non bastano le azione repressive. Le regole e le leggi servono per la convivenza civile e anche se nel web regna una “anarchia ordinata”, alcuni utilizzano la rete comportandosi da predatori o vandali saccheggiando le risorse presenti in essa. Se è vero che non esiste una autorita’ centrale che regolamenti cosa si puo’ fare e cosa no, le leggi esistono e devono essere rispettate. Ciò non toglie la responsabilita’ individuale per il buon funzionamento delle cose.
La Chiesa non è immune ed è vigile su questo “fenomeno oscuro” e subdolo. Siti denigratori che attaccano gruppi religiosi (anche di varie religioni) o etnici (razzismo, antisemitismo, anti islamismo, anticristiani). Falsi siti cattolici, ed anche siti cristiani inneggiano alla violenza o per esempio alla positività della pedofilia e alla pornografia. Ne potremmo elencare centinaia, migliaia.  Non dimenticherò, anche se con molto imbarazzo, l’aver segnalato in alcuni motori di ricerca cattolici (che non avevano nessun legame con quelli ufficiali) come facilmente si poteva trovare tutto e il contrario di tutto.  Comprendiamo quindi come la pornografia e la violenza nei mezzi di comunicazione sociale, sono « la dimensione più buia della natura ferita dal peccato » (cfr. Pornografia e Violenza nei Mezzi di Comunicazione, n. 7) e impone, od ogni uomo e domìnna responsabile etestimone autenticità, vigilanza, lealtà, correttezza e servizio  nel rispetto della dignità di tutti.