Attraverso il web la prossimità, l’aiuto e l’accoglienza con responsabilità etica e autentica. Eccovi una “testimonianza”.
Il branco di ragazzini che lo circonda, la violenza di gruppo come sfregio, e lui, Marco, il più fragile della compagnia, che alla fine soccombe. Quando il branco se ne va, lui resta solo con la sua vergogna e la voglia di scomparire, invece gli tocca vivere e tornare a casa e a scuola e fare finta di niente. Anche se niente sarà più come prima…
Era ancora minorenne, Marco, quando tutto questo accadeva ai margini di una grande città del Nord e per tre anni il segreto è rimasto chiuso nel suo silenzio ostinato, nella disperazione dei ricordi che ogni notte tornavano a tormentarlo. A chi raccontare, infatti? Chi potrebbe capire? E so- prattutto chi saprebbe ascoltare senza giudicare lui, la vittima, come fosse colpevole? Non restava che tacere. Lo stesso silenzio che lo scorso novembre a Viterbo ha ucciso Evelyn, 19 anni, anche lei violentata tre anni prima quando era minorenne, anche lei incapace di raccontare se non alle pagine del suo diario, oggi fatto arrivare da mano ignota ai suoi genitori.
Marco non teneva un diario, il suo dolore lo ha scritto via e-mail un anno fa chiedendo aiuto a Meter , l’associazione fondata in Sicilia da don Fortunato Di Noto, da vent’anni in trincea contro la pedofilia e ogni forma di abuso contro i minori. «Se quello che dite di voi è vero dovete aiutare anche me», ha scritto quel giorno. Oggi, uscito dal gorgo grazie ai volontari di Meter , in occasione della XIV Giornata per i bambini vittime della violenza racconta la sua testimonianza, di nuovo con una email rivolta al sacerdote che l’ha salvato: «Le scrivo per porgerle i miei più sentiti ringraziamenti. Mi chiamo Marco, vi ho contattato tempo fa a causa di una grave esperienza di stupro da me subìto per una sorta di bullismo. Un’esperienza che mi obbligava non solo a rimanere nell’anonimato, ma che mi privò della dignità, della forza di amare la vita, della voglia di lottare…». «Fu un episodio davvero pesantissimo – ricorda don Di Noto –, un abuso subìto da minorenni come lui. Solo dopo anni di sofferenze il ragazzo si è rivolto a noi via Internet e ci ha raccontato tutto. Nonostante tra me e lui ci fosse la distanza dell’intera penisola, continuammo a tenerci in contatto, lui si apriva sempre di più, io lo sostenevo spiritualmente, cercavo di restituirgli quella fiducia in se stesso che aveva smarrito. I miei volontari al Nord facevano il resto, seguendolo da vicino». «Non ero convinto – continua Marco – perché credevo che non avrei più avuto speranze, ma continuavo a tenermi in contatto con Meter ascoltando i consigli e tenendo a mente che non ero solo. Infine ce l’ho fatta». E sempre dal Web ora aiuta gli altri: «Mi sto creando siti Internet, forum, blog, sto costruendo una attività mia personale, riesco a interagire e relazionarmi con le persone senza paura e riesco persino a non incolpare nostro Signore di colpe che non ha e vedere quali meravigliose vie di uscita mi sta dando». Una morte interiore lo stava uccidendo, un percorso di rinascita era quello che i sacerdoti e i volontari di Meter gli indicavano e oggi Marco desidera suggellarlo alla fonte del Battesimo: «Sto decidendo di battezzarmi come cristiano cattolico per testimoniare che voglio stare vicino a Dio – confida a don Di Noto –. È un passo che devo fare dentro di me, una mia personale conferma. Tutto questo è stato possibile solo perché sono stato ascoltato. Lei mi ha sentito a terra, deluso e frustrato: ora mi sente gioioso, felice e pieno d’amore per Dio perché mi è stata donata una seconda opportunità…». Sono tante le storie che i nostri sacerdoti potrebbero raccontare, vicende di ragazzini, ma anche di donne, che dopo la violenza hanno trovato nella Chiesa una comunità accogliente, luogo di rifugio e insieme di testimonianza. «Ma questa è emblematica – spiega Di Noto – perché dimostra come il mondo della comunicazione digitale possa costituire una nuova forma di carità, che ovviamente passa attraverso le persone fisiche, ma che nel Web trova un veicolo senza pari. Dopo un abuso si può guarire, l’importante è non tacere ».
Vittima di una violenza per anni ha taciuto. Poi l’incontro online con don Di Noto e l’uscita dal tunnel. «Sto decidendo di farmi battezzare come cattolico per testimoniare la mia vicinanza a Dio» (Lucia Bellaspiga, Avvenire 28 aprile 2010, pag. 25)
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