“Gesù aveva Internet? Parlava in chat?”, con questa domanda una bambina, ha esordito dopo aver letto la “Lettera aperta ai bambini digitali”. Potevamo ingannarla, dato che la risposta poteva essere benissimo manipolata facendole immaginare, del resto cosa possibile, l’attualizzazione di Gesù nel contesto odierno. Dicendogli: “Gesù aveva internet e parlava in chat”, ma era una risposta anacronistica, forzata. Ma per il rispetto che dobbiamo ai bambini abbiamo fatto uno sforzo, non indifferente. Alla luce delle conoscenze bibliche, conciliari e pastorali abbiamo cercato di rendere comprensibile (ai bambini) l’analogia tra il mistero dell’Incarnazione e la S. Scrittura. Insieme abbiamo letto da Internet qualche passo del Vangelo dove si parla di Gesù, con particolare riferimento alla visita a Gerusalemme a dodici anni di età, nella quale Gesù si trattenne per tre giorni nel Tempio discutendo con i dottori della Legge. In quest’ultimo episodio, secondo il racconto di Luca, Gesù rivelò per la prima volta i segni di una sapienza non comune e della consapevolezza della sua futura missione. (Lc 2,41-43).
Parliamo noi sempre per analogia e non dobbiamo mai dimenticarlo nell’era digitale, soprattutto quando si parla di Dio che parla all’uomo attraverso il Figlio Gesù.
Infatti il termine Logos (Gv. 1,1) inteso come Figlio di Dio/Parola rivelata, esprime un linguaggio molto limitato del Mistero di Dio. Non possiamo mai esprimere tutto Dio, né conoscere tutto del Figlio, se lo Spirito Santo non “illumina le mente”. Infatti il termine Logos, tradotto, significa “parola, pensiero, progetto”.
Gesù “vero e reale” ha già parlato e operato, è presente sempre in mezzo a noi e noi lo possiamo “vedere” se “ci amiamo l’un l’altro” e la “Parola di Dio” prende corpo nelle parole ispirate della S. Scrittura come nella carne d Gesù (cfr. Dei Verbum 3).
Dio è “presente” (grande Mistero) in Gesù Cristo (chi vede me vede il Padre), e nelle pagine della Scrittura.
Dio parla di sé, attraverso il Figlio nella Scrittura, e per il mistero della “condiscendenza divina” – evidentemente non lo abbiamo detto così ai bambini -(synkatabasis – termine usato dai padri della Chiesa per esprimere il Mistero della discesa di Dio nella storia che trova il suo compimento con la discesa del Logos nella carne di Gesù – cf. Gv. 3,13) si limita a parlare nella condizione storico, contingente, ne assume il linguaggio, la cultura, la lingua e dentro questi “limiti” esprime se stesso, la sua Parola eterna. Possiamo dire che Dio accetta ce “progressivamente” accetta che la sua rivelazione si manifesti nel Web, il cui compimento è la storia di Gesù di Nazareth.
Parliamo noi sempre per analogia e non dobbiamo mai dimenticarlo nell’era digitale. Infatti il termine Logos (Gv. 1,1) intesa come Figlio di Dio/Parola rivelata) esprime un linguaggio molto limitato del Mistero di Dio. Non possiamo mai esprimere tutto Dio, né conoscere tutto del Figlio, se lo Spirito Santo non “illumina le mente”. Infatti il termine Logos, tradotto, significa “parola, pensiero, progetto”. Ecco che allora possiamo anche noi stupirci del fatto che Dio parla e si comunica a noi “progressivamente” attraverso l’annuncio nel web.
I bambini lo hanno capito e mi hanno mandato un sms dal contenuto enigmatico: “Xt ~ smo knsi a Xt”. Ho telefonato, sorpreso e mi hanno detto che significava: “Cristo naviga e noi siamo connessi a Cristo”. Hanno capito tanto.
Archive for febbraio, 2010
“Xt ~ smo knsi a Xt”. Cosa dire di Gesù … che (non) aveva Internet.
mercoledì, febbraio 10th, 2010Prossimo virtuale. Prossimo reale.
martedì, febbraio 9th, 2010Dalla “nuova comunicazione” possiamo trarre tanti benefici. Il beneficio
nasce dal dono e se il dono è per il bene dell’altro tutto concorre al bene.
La comunicazione è un bene importante che trasforma il dialogo, l’amicizia e i rapporti umani in qualcosa di bello che sconfigge ciò che è “sfigurato nel mondo e vilipeso nella dignità dell’uomo e del creato” a
causa di scelte deliberate dall’egoismo.
Sono sollecitato, molto, dalle chiare e dure posizioni del S. Padre, in
merito a chi nella Chiesa ha recato del male all’infanzia. E possiamo
chiederci se nel mondo del web la presenza della comunità cristiana può contribuire a diffondere il rispetto e la tutela dei bambini. Rispettare i bambini, i minori e i giovani in Rete è un impegno doveroso. Più volte, a proposito di Internet, la Chiesa si è pronunciata con chiarezza, richiamando alla responsabilità. La “possibile” missione pastorale della Chiesa nell’ambiente virtuale del web è senza dubbio una buona notizia per chi frequenta il web e per chi ci lavora, per chi è già presente e cerca una risposta. L’azione pastorale della Chiesa è anche il farsi prossimo, come un buon samaritano online.
Ma la domanda è: sappiamo cogliere i segnali delle nuove povertà nel web?
Ecco la dimostrazione di come, ancora una volta, Internet sia un medium (un mezzo) utile per veicolare messaggi positivi e non solo negativi, ma anche “prossimità” per chi subisce violenze e angherie. Ecco quindi l’impegno dei “centri di ascolto – helpline” ed anche le “hotline”: vogliono essere approdi, aree di sosta e di ascolto per le richieste di aiuto. Dobbiamo essere vigilianti su questo delicato fronte per ridare speranza e dignità.
Per promuovere la cultura della vita e del rispetto di essa. Per dire no
alla violenza sui bambini, anche attraverso la rete internet. E noi possiamo fare la differenza. Un ambito comune che non ha bisogno di confessionalità e identità specifica. Perché non esistono figli degli altri, sono tutti figli nostri. Virtuali o reali non fa e non farà mai alcuna differenza: perché dietro i byte c’è sempre un volto umano. Che è espressione del volto di Dio.
Il coraggio di “tacere” per ascoltare la verità dell’altro
domenica, febbraio 7th, 2010Essere “testimoni” ci riconduce all’esperienza originaria dell’incontro con “il Verbo” che “in principio era presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste”. Siamo oggi, più di ieri, “testimoni“ sull’esempio di Giovanni, – mandato da Dio – “per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui”. Una luce che illumina ogni uomo. (cfr. Gv.1,1-18). Non è azzardato dire, in una originale traduzione esegetica: “«In origine c’era la comunicazione. La comunicazione era presso Dio e Dio era la comunicazione» (cfr. Sante Grassi, Il Vangelo di Giovanni. Commento esegetico e teologico, Città Nuova), e nella comunicazione Dio “parla” e attraverso il Figlio – nella vita e nelle opere – manifesta ieri, oggi e sempre che Dio non si è mai stancato di parlare all’uomo e vuole ancora parlare all’uomo. Una delle crisi esistenziali dell’uomo non è il “parlare”, ma attraverso la comunicazione trovare anche il coraggio di “tacere” per ascoltare. E ascoltare la verità dell’altro che utilizza i mezzi di comunicazione è impegno arduo da educare e da saper gestire con maturità. L’era digitale ci permette di amplificare, attraverso i mezzi di comunicazione, la trasmissione della Parola affinchè “tutti abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10). L’atto creativo (si guardi il banner utilizzato per il portale www.testimonidigitali.it che raffigura l’atto creativo di Dio per l’uomo) diremmo meglio l’atto comunicativo della vita divina all’uomo, ci fa comprendere le ragioni profonde della scelta di utilizzare i nuovi mezzi digitali per annunciare il vangelo di Dio e per rendere l’annuncio credibile e visibile .
E’ in atto una “nuova comunicazione” che deve essere capace di riaffermare “l’opera di Gesù Cristo che è un’azione salvatrice, che libera l’umanità dal potere del male, ed è una nuova creazione, che procura agli uomini la partecipazione alla vita divina.
Non dobbiamo mai dimenticare il cuore della “comunicazione cristiana” che è il Kerigma annunciato con la parola e con la vita. Non possiamo permetterci di essere solo annunciatori senza vita attraverso il virtuale . Non possiamo dimenticare i vecchi e nuovi bisogni e povertà dell’uomo. “Stare in mezzo” non attraverso il mezzo, né sopra il mezzo. Gesù stava in mezzo alla gente, noi stiamo “in mezzo e attraverso il mezzo” con la “nuova cittadinanza digitale”. Testimoni digitali della nuova creazione che può essere realizzata – lo affermiamo con fede – soltanto da Colui che è onnipotente, poiché implica la comunicazione della vita divina all’esistenza umana. E questa verità non possiamo e non dobbiamo mai dimenticarla. Il testimone prima di “parlare” deve essere capace di “silenzio”. Un corresponsabile comunicatore di Dio deve andare prima a scuola del silenzio, perché solo chi sta in silenzio ascolta. E’ questa la ragione che ci porta a dire che essere “testimoni digitali” è un atto di umiltà e non di “sovrana onnipotenza” perché un clic ci fa essere al centro del mondo e in tutto il mondo, ma spesso non nel mondo e per il mondo. Non dimentichiamo mai la nostra identità e da Chi siamo stati chiamati e inviati.
E’ il silenzio interiore che mi permette di centrare la comunicazione sull’altro, che ci fa percepire che il virtuale ha effetti reali nella vita.
Non dimentichiamo che ancora circa 4miliardi di persone non hanno accesso alla nuova tecnologia digitale. Non hanno briciole di pane, e in alcuni casi sono sfruttati per estratte gli elementi che servono per la costruzione e l’assemblaggio delle nuove tecnologie. hanno ricchezza ma non hanno digitale. Non sono stati raggiunti d queste nuove forme ed è la povertà dell’uomo tra il visibile e quella che non si scorge. Quanta povertà esistenziale difronte ad uno schermo. Ma quante povertà ancora senza uno schermo e senza digitale. Le povertà ormai non ci meravigliano più. Ostentate e visibili nel “villaggio globale” non stupiscono se no superficialmente; l’abitudine ci ha imparentati all’indifferenza. Ecco le vecchie e nuove sfide della testimonianza.
Il coraggio di parlare … dal web.
sabato, febbraio 6th, 2010Stamattina ho ricevuto una serie di email in merito alla “Lettera aperta ai bambini digitali”. Inaspettata anche l’accoglienza e la diffusione Basta digitare sul motore di ricerca google, il titolo della lettera, una serie di links la pubblicizzano : www.romasette.it della Diocesi di Roma, l’Agenzia SIR www.agensir.it, la Diocesi di Noto www.diocesinoto.it ed altri ancora .
L’urgenza educativa e della “disattenzione genitoriale e degli educatori” per questo pervasivo, invasivo e bellissimo mondo digitale è una preoccupazione, ma è anche il tentativo di non rimanere a guardare dalla “finestra” (window), ma entrare dalla porta (door) principale e appropriarsi della cybespazio, con la propria identità e con i propri valori culturali, religiosi e cristiani. Non avere paura di essere quello che si è. Non avere timore di “predicare il Vangelo dai tetti” oggi diremmo dal web.
La “Lettera ai bambini”, che con sommessa umiltà vi chiedo di diffondere, ha sollecitato il Rettore del Seminario dei minori di Potenza, don Mauro Gallo, a diffonderla tra i conoscenti e amici; mi scrive: “Ho letto la Lettera e per i contatti che ho cercherò di darne diffusione, in particolare tra gli educatori di ACR essendo un assistente. Ma è anche vero: non ci sono molti docenti o molte scuole per aiutare gli educatori e i ragazzi stessi a stare bene nella rete.” Un papà, Antonio, da Messina, aggiunge: “essendo un addetto ai lavori all’Università, la lettera testimonia un impegno e un carisma, la ringrazio a nome di mia figlia”.
Dobbiamo avere il coraggio di parlare.
Giovanni Paolo II, nel 2001, (“Predicatelo dai tetti”: il Vangelo nell’Era della Comunicazione Globale”, ribadiva e sottolineava, come ha fatto Benedetto XVI, della vitale e vivificante presenza della Chiesa nei mezzi di comunicazione. “La presenza della Chiesa nei mezzi di comunicazione sociale è un aspetto importante dell’inculturazione del Vangelo richiesta dalla nuova evangelizzazione alla quale lo Spirito Santo esorta la Chiesa nel mondo.
Una esortazione ancora vive e attuale. Che incide nel “corazza della vacuità” che è presente spesso nel web e nello stesso uomo, ingannato dal “relativismo etico”. E i testimoni digitali, i comunicatori del vangelo, devono tenere conto, con responsabilità, di avere un compito e un dovere vincolante «un compito profetico, una vocazione: parlare contro i falsi dei e idoli di oggi, il materialismo, l’edonismo, il consumismo, il gretto nazionalismo…» (Etica nella comunicazione, n. 31).
“Soprattutto hanno il dovere e il privilegio- continua il messaggio del Papa – di dichiarare la verità, la verità gloriosa sulla vita e sul destino dell’uomo rivelati nel Verbo incarnato. Che i cattolici impegnati nel mondo delle comunicazioni sociali predichino la verità di Gesù ancor più gioiosamente e coraggiosamente dai tetti cosicché tutti gli uomini e tutte le donne possano conoscere l’amore che il centro della comunicazione che Dio fa di se stesso in Gesù Cristo, lo stesso ieri, oggi e sempre (cfr Eb 13, 8).”
Intrappolati nella rete o intrappolati dall’amore “scandaloso” di Cristo?
venerdì, febbraio 5th, 2010Carissime/i,
sono felice di essere presente attraverso questo Blog, per comunicare con Voi. Il titolo “ Intrappolati nella rete” potrebbe essere interpretato con ambiguità. Per evitare confusione e interpretazioni fuorvianti, chiariamo l’intento della presenza attraverso “il diario online” in riferimento ai “Testimoni digitali”. Ci racconteremo e ci aiuteremo insieme a costruire un nuovo annuncio attraverso la Rete, non dimenticandoci mai della vita reale.
La parola “Trappola” rimanda allo “scandalo”. In effetti “scandalo” è una parola del Vangelo e proviene senza dubbio dal Cristo stesso. Significa esattamente: trabocchetto, trappola che si richiude sull’animale, ma anche pietra d’inciampo, ostacolo che può fare inciampare e cadere . La parola scandalo nel Nuovo Testamento appare 54volte.
Hans Urs Von Balthasar, durante il Meeting di Rimini del 1984 (ero presente a quell’evento) parlò d ello scandolo e della follia di Dio che interragno l’uomo. Credo siano illuminanti le sue parole per comprendere la presenza di questo Blog e per rilanciare con forza il fatto che “solo in Cristo” si rinnova l’uomo. L’uomo deve imparare ed essere educato a non essere “trappola e scandalo per gli altri” soprattutto per i piccoli e i deboli. Di tutto questo ne sono testimone con l’Associazione Meter (www.associazionemeter.org) . Ecco che la sfida si fa ardua. Portare il Vangelo di Gesù Cristo nel web è un grande dono affidato ai suoi testimoni, per rendere la vita dell’uomo una vita autentica e capace di generare risposte di significato alla ricerca dell’uomo che non può sopprimere la “ricerca di Dio”, anche in Internet.
Pertanto leggiamo insieme quello che ci dice Balthasar:
“Ci sono due tipi di scandalo: quello degli uomini che seducono i deboli, i piccoli, coloro che credono nell’esistenza del peccato e ai quali bisognerebbe attaccare una pietra al collo per farli sprofondare nel mare. E la libertà umana è minacciata dalla sua stessa debolezza: sventurati coloro che ne abusano. E questo accade sia nel mondo reale che in quello virtuale. Ma c’è un altro scandalo, quello del Cristo stesso, soprattutto del Cristo crocifisso, scandalo inevitabile per l’intera ragione umana, scandalo voluto e istituito, del resto, da Dio stesso, poiché sta scritto: «Ecco, io pongo in Sion una pietra angolare ….. Se Dio istituisce lo scandalo in Sion, dà immediatamente anche il modo di evitarlo: chi crede in lui – è il Cristo quello di cui si parla – non sarà confuso. Ma chi è colui che crede non solo per un pezzo di cammino, come la folla, come la maggior parte degli apostoli, ma fino alla fine scandalosa, come quelle poche donne, come Maria e il discepolo prediletto? Unicamente colui che aderisce fino in fondo. San Pietro ripete: «Ecco, io pongo in Sion una pietra angolare…e chi pone su essa la sua fede non sarà confuso» (1 P 2, 6), e aggiunge: «Essi vi inciampano perché non credono alla Parola» (1 P 2, 8), perché credono solo finché piace loro e sembra loro ragionevole e non finché la Parola dura, e cioè fino all’ignominia della Croce, in cui tutta la saggezza e la potenza umana sembrano confuse, in cui sembra contraddetta ogni parola del Cristo stesso, in cui sembra spenta ogni speranza in lui, il Messia. Sarà necessario molto tempo, anche dopo la Resurrezione, perché questi discepoli si convincano che la loro fede era insufficiente: l’annuncio delle donne sembra loro “puro vaneggiamento” (Luc 24, 11), Gesù deve rimproverare loro la loro incredulità (Mc 16, 14)”.
Comprendiamo allora, con queste straordinarie riflessioni, la ragione dell’annuncio del Vangelo di Cristo. Anche se esiste l’incredulità da parte di tanti e spesso anche di noi. Risuana sempre quel “volete andarvene anche voi” che ci dice Gesù. Ma i testimoni sono chiamati da Dio per questa missione, per restare con Lui e annunciare Lui.